Materie prime critiche , l’UE si vuole liberare dalla dipendenza col Critical Raw Materials Act
Il regolamento europeo fissa obiettivi al 2030 per le materie prime critiche: 10% di estrazione interna, 40% di trasformazione nell’UE, 25% da riciclo
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LLitio, cobalto, terre rare e grafite sono alcune delle 34 materie prime critiche individuate dall’Unione europea, indispensabili per la transizione energetica e digitale ma difficili da reperire in modo stabile. Il problema non è la scarsità assoluta di questi materiali, ma la loro concentrazione geografica: pochissimi Paesi, a cominciare dalla Cina, ne monopolizzano l’estrazione e la raffinazione, lasciando l’Europa in una posizione di forte vulnerabilità.
Per ridurre questa dipendenza, nel 2024 è entrato in vigore il Critical Raw Materials Act (regolamento UE 2024/1252), uno dei cardini della strategia industriale europea.
Cosa prevede il regolamento
Il CRMA individua 17 materie prime “strategiche” – quelle più critiche per le filiere della transizione energetica, delle tecnologie digitali, della difesa e dell’aerospazio – e fissa gli obiettivi quantitativi al 2030. Entro quella data, almeno il 10% del consumo annuo europeo dovrà essere coperto da estrazione interna, il 40% da capacità di trasformazione e raffinazione localizzate nell’UE e il 25% da riciclo. Un quarto vincolo di diversificazione stabilisce che non più del 65% della domanda per ciascuna materia strategica potrà dipendere da un singolo Paese terzo.

Per raggiungere questi obiettivi, il regolamento introduce iter autorizzativi accelerati per i progetti classificati come strategici: tempi massimi di 27 mesi per le miniere e 15 mesi per le attività a valle. Gli Stati membri devono mappare le risorse disponibili, sviluppare programmi nazionali di esplorazione e monitorare le catene di approvvigionamento. Le grandi imprese esposte sono tenute a condurre stress test periodici sulla resilienza delle forniture.
Gli ostacoli: tempi, scala e industria
La Corte dei Conti europea, in un recente rapporto, ha messo in chiaro che realizzare queste ambizioni non sarà né facile né rapido. Sviluppare un progetto minerario in Europa può richiedere fino a 10-15 anni tra autorizzazioni, valutazioni ambientali e iter amministrativi. Anche con percorsi accelerati, l’aumento della produzione interna non potrà avvenire nel breve periodo: la domanda cresce già oggi, mentre i progetti esistenti sono pochi.

Il nodo più critico è quello industriale: l’Europa è particolarmente debole nelle fasi di trasformazione e raffinazione, quelle a maggior valore aggiunto. Anche quando una materia prima viene estratta o importata, spesso deve essere lavorata altrove prima di essere utilizzata, vanificando in parte i progressi sull’estrazione.
Sul fronte del riciclo, i numeri mostrano un margine ancora limitato: per diverse materie prime critiche il tasso di recupero a fine vita è pari allo 0%, e nei casi migliori resta comunque lontano dalla domanda. Il problema è duplice: molte tecnologie sono troppo recenti per generare flussi significativi di materiali recuperabili, e mancano impianti su scala adeguata. Non si tratta di espandere un sistema esistente, ma di costruirlo quasi da zero in più segmenti della filiera.