A Ceccano nascerà il primo impianto europeo per il recupero delle terre rare da hard disk e motori elettrici

L’obiettivo UE è recuperare dal riciclo almeno il 25% del fabbisogno annuale di terre rare entro il 2030.

A Ceccano nascerà il primo impianto europeo per il recupero delle terre rare da hard disk e motori elettrici

IIn Italia sta per nascere il primo impianto europeo per il recupero delle terre rare da rifiuti elettronici. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha autorizzato il progetto Life Inspiree, che sorgerà a Ceccano, in provincia di Frosinone, nello stabilimento dell’azienda Itelyum: si tratta di una delle sole quattro iniziative italiane selezionate dalla Commissione europea tra le 47 prioritarie per ridurre la dipendenza dell’UE da materie prime critiche importate dall’estero.

Perché le terre rare sono strategiche

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici – tra cui neodimio, disprosio e terbio – fondamentali per la produzione di motori elettrici, pale eoliche, smartphone e computer. Nonostante il nome, sono relativamente abbondanti nella crosta terrestre, ma si trovano molto diluite e richiedono processi di estrazione complessi e costosi. L’Europa ne importa quasi la totalità dall’estero, con una dipendenza concentrata sulla Cina, che ne controlla la produzione in misura preponderante.

© Pixabay

Per ridurre questa vulnerabilità, un regolamento europeo del 2024 ha fissato l’obiettivo di recuperare tramite riciclo almeno il 25% del fabbisogno annuale di queste materie entro il 2030.

Come funziona il recupero?

L’idea alla base del progetto è semplice: negli hard disk e nei motori elettrici a fine vita sono presenti magneti molto potenti che contengono terre rare. Il primo passo è smontare questi magneti dagli apparecchi dismessi; il secondo è trattarli chimicamente per separare le terre rare e trasformarle in materiali riutilizzabili dall’industria.

A coordinare il progetto è Itelyum, affiancata da quattro partner: Glob Eco, che si occupa dello smontaggio dei magneti; Erion, il consorzio nazionale per la raccolta dei rifiuti elettronici; l’Università dell’Aquila, che segue gli aspetti tecnici e il monitoraggio dell’impatto ambientale e sociale; ed EIT RawMaterials, organizzazione europea incaricata della diffusione dei risultati. Il progetto parte dall’esperienza di un impianto pilota precedente, chiamato New-RE, sviluppato dallo stesso gruppo di partner.

Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica“, ha dichiarato il viceministro dell’Ambiente Vannia Gava, sottolineando che il recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici è “una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale”.

Il progetto si inserisce in un quadro europeo in evoluzione. Nel 2023 in Svezia è stato scoperto il più grande giacimento di terre rare mai rinvenuto in Europa, che potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dalla Cina. Tuttavia, i tempi di sviluppo minerario sono lunghi, e il riciclo rimane la via più immediata. Le conclusioni del rapporto Cewaste del 2021, finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020, avevano già chiesto regole più severe sul riciclo obbligatorio, in particolare per le materie prime utilizzate in circuiti stampati, veicoli elettrici e lampade fluorescenti.

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