Il “Big Beautiful Bill” di Trump fa crollare le ambizioni climatiche degli USA
Dopo la manovra di Trump, le emissioni di gas serra degli Stati Uniti caleranno appena del 3% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali.
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LLa nuova legge finanziaria voluta da Donald Trump e approvata dal Congresso statunitense il 4 luglio 2025 rischia di affossare decenni di progressi nella lotta al cambiamento climatico. Ribattezzata con enfasi dal presidente “Big Beautiful Bill”, la manovra cancella quasi del tutto i crediti d’imposta per le energie rinnovabili, i veicoli elettrici e la produzione industriale green previsti dall’Inflation Reduction Act (IRA) dell’amministrazione Biden.
Secondo un’analisi di Carbon Brief, basata sui dati del Progetto REPEAT della Princeton University, le conseguenze saranno pesanti: le emissioni di gas serra degli Stati Uniti caleranno appena del 3% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali, ben lontane dall’obiettivo del -50/52% rispetto al 2005 fissato nell’Accordo di Parigi.
Sette miliardi di tonnellate in più: il prezzo ambientale del nuovo corso di Trump
Il divario cumulativo tra l’attuale traiettoria climatica imposta dalla nuova legge e quella necessaria per rispettare gli impegni internazionali è stimato in 7 miliardi di tonnellate di CO₂ nei prossimi cinque anni. Un volume paragonabile alle emissioni annuali dell’Indonesia, sesto Paese più inquinante al mondo.
Secondo l’Agenzia statunitense per la protezione ambientale (EPA), il costo sociale del carbonio associato a queste emissioni extra potrebbe ammontare a oltre 1.600 miliardi di dollari entro il 2030.
Stop agli incentivi per rinnovabili e veicoli elettrici
Tra le centinaia di disposizioni della legge, quelle più impattanti riguardano proprio l’annullamento degli incentivi fiscali per:
- progetti solari ed eolici, che vedranno la fine dei crediti d’imposta già dal 2026 se non avviati prima;
- acquisto di veicoli elettrici, che diventeranno meno accessibili per i consumatori;
- industria manifatturiera sostenibile, colpita da tagli agli sgravi per l’innovazione green.
Le stime di Princeton indicano che, senza questi incentivi:
- la capacità solare aggiuntiva calerà di 29 GW entro il 2030 e di 140 GW entro il 2035;
- l’energia eolica perderà 43 GW entro il 2030 e 160 GW entro il 2035;
- la produzione complessiva di energia pulita nel 2035 sarà inferiore di 820 terawattora, una perdita equivalente all’intera produzione odierna di carbone o nucleare negli USA.
Crescita dei costi e stallo nella transizione
Le conseguenze economiche saranno tangibili anche per i cittadini. Il calo di investimenti in rinnovabili, accoppiato al rallentamento nell’adozione dei veicoli elettrici, comporterà un aumento dei prezzi energetici:
- +7% per l’elettricità domestica entro il 2026, secondo la Clean Energy Buyers Association;
- un aggravio di 110 dollari a famiglia in media già entro il 2026;
- un aumento stimato a 165 dollari nel 2030 e oltre 280 dollari nel 2035 per nucleo familiare;
- investimenti privati in energia pulita in calo di 500 miliardi di dollari tra 2025 e 2035.
Un futuro più fossile, e meno competitivo, grazie a Trump
Con la revoca degli incentivi chiave per il settore energetico, l’America rischia non solo di perdere la corsa alla decarbonizzazione, ma anche di restare indietro nella competizione globale sulle tecnologie pulite. Il rallentamento dell’installazione di nuovi impianti solari ed eolici, in un contesto di domanda energetica crescente, potrebbe anche far aumentare la dipendenza da fonti fossili e spingere al rialzo il prezzo finale dell’energia per famiglie e imprese.