Ghiacciai delle Alpi in crisi: il “giorno di non ritorno” è arrivato in anticipo

Tra il 2000 e il 2024 i ghiacciai svizzeri hanno già perso il 38% del loro volume, e il 2025 si preannuncia come un altro anno nero.

Ghiacciai delle Alpi in crisi: il “giorno di non ritorno” è arrivato in anticipo

EÈ allarme rosso per i ghiacciai delle Alpi. Il 4 luglio scorso, secondo quanto comunicato dal centro svizzero di monitoraggio GLAMOS, si è verificato il “Glacier Loss Day”, ovvero il momento in cui la neve e il ghiaccio accumulati durante l’inverno sono completamente fusi. Tutta la fusione ulteriore da oggi in poi eroderà direttamente il patrimonio glaciale, già ridotto all’osso.

Questa data rappresenta il secondo Glacier Loss Day più precoce del secolo, superata solo dal 26 giugno 2022. In media, negli ultimi vent’anni, questa soglia veniva raggiunta nella seconda metà di agosto. Il fatto che nel 2025 sia accaduto più di un mese prima è, secondo gli esperti, un forte segnale del collasso accelerato dei ghiacciai alpini.

Un segnale di sofferenza: “I ghiacciai stanno gridando aiuto”

Se abbiamo un Glacier Loss Day, significa che il ghiacciaio sta perdendo massa”, ha dichiarato Matthias Huss, glaciologo dell’ETH di Zurigo e responsabile di GLAMOS. “Per un ghiacciaio sano, quel giorno si verificherebbe a fine settembre, o non si verificherebbe affatto”.

Ghiacciai delle Alpi in crisi
© Credits: Pexels

L’arrivo anticipato è causato da una combinazione letale: scarse nevicate invernali e un giugno eccezionalmente caldo, il secondo più caldo mai registrato. Questo ha fatto sì che le 12 stazioni glaciologiche di riferimento svizzere registrassero già a inizio luglio l’esaurimento delle riserve nevose, un fatto che compromette l’equilibrio idrico di tutta la stagione estiva.

Una spirale pericolosa: meno neve, più fusione

La scomparsa della neve superficiale non è solo un indicatore di scioglimento, ma amplifica il fenomeno. La neve riflette gran parte della radiazione solare, mentre il ghiaccio nudo la assorbe. Questo feedback positivo significa che, a parità di irraggiamento solare, la fusione accelera sempre più velocemente.

Stiamo entrando in una nuova fase della crisi glaciale”, spiega Huss. “L’arrivo anticipato del Glacier Loss Day prolunga la stagione di fusione di diverse settimane, con un impatto devastante sulle masse glaciali già ridotte”.

Le conseguenze per l’acqua e il clima

I ghiacciai alpini sono serbatoi cruciali di acqua dolce. La loro fusione contribuisce al flusso dei grandi fiumi europei come il Reno e il Rodano. La perdita progressiva di queste riserve comporta rischi per l’approvvigionamento idrico di milioni di persone e un aumento della frequenza di fenomeni meteorologici estremi a valle.

Tra il 2000 e il 2024 i ghiacciai svizzeri hanno già perso il 38% del loro volume, e il 2025 si preannuncia come un altro anno nero. Gli scienziati sottolineano che l’anno 2022, che sembrava un’eccezione, potrebbe essere diventato la nuova norma.

È come se i ghiacciai stessero gridando: ‘Stiamo scomparendo. Aiutateci!”, ha dichiarato ancora Huss, avvertendo che se non si invertirà la rotta, la crisi glaciale europea potrebbe diventare irreversibile.

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